Via Lattea, galassia ladra

Schema del ciclo del gas in ingresso e in uscita al di sopra e al di sotto il disco stellare. Crediti: Nasa, Esa e D. Player (Stsci)

La Via Lattea è una ladra: succhia il carburante ad altre galassie. Alle sue vicine più piccole, per giunta. Come se il proprietario di un grosso suv se ne andasse notte tempo a rubare benzina dai serbatoi delle utilitarie del parcheggio condominiale. Una vicenda che non ci fa onore, ricostruita in un articolo in uscita su The Astrophysical Journal e firmato da un team guidato da Andrew Fox dello Space Telescope Science Institute.

Il “carburante”, nel caso della Via Lattea, è il gas. Immense nubi di gas necessarie alla formazione delle nuove generazioni di stelle. Gas che esce dai confini della nostra galassia sospinto dal vento stellare e dalle esplosioni di supernove. Per poi rientrare – per effetto della gravità – quando la situazione si fa più tranquilla. Gli astronomi si sono però accorti che non è un gioco a somma zero: gli ingressi superano le uscite. Il gas che arriva è più di quello che se ne va.

Ma quanto di più? E da dove arriva, quello in eccedenza? Rispondere non è stato semplice: le nubi di gas sono invisibili, come il vento. Dunque non c’è modo di tracciare i loro spostamenti semplicemente osservandole. Gli autori dello studio hanno però trovato un escamotage: le hanno “illuminate” con la luce dei quasar presenti sullo sfondo. Le nubi di gas assorbono infatti alcune particolari frequenze dei potenti fasci di radiazione elettromagnetica emessi dai quasar, e questo assorbimento lascia delle tracce. In particolare, Fox e colleghi si sono concentrati sull’impronta lasciata dal silicio: una firma spettroscopica osservabile dal telescopio spaziale Hubble in ultravioletto.

Se i quasar fossero alberi autunnali, le tracce rilevate nell’arco di dieci anni – circa duecento osservazioni, dal 2009 a oggi – dallo strumento Cos (Cosmic Origins Spectrograph) di Hubble sarebbero le foglie nel vento: guardandole volteggiare è possibile non solo “vedere” il vento, ma anche capire in che direzione soffia. È ciò che hanno fatto Fox e colleghi misurando lo spostamento della riga spettrale del silicio generato dall’effetto doppler: verso il rosso quando il gas si allontana, verso il blu quando fa rientro nella galassia.

Ed è così che, ripercorrendo l’elenco dei movimenti, si sono accorti che le entrate superano le uscite. Ma da dove arriva il gas inatteso? Una possibile spiegazione è che il surplus provenga dal mezzo intergalattico. Fox e il suo team sospettano, però, che la Via Lattea stia anche razziando i “conti correnti” di altre galassie del vicinato: le sue piccole galassie satelliti, appunto. Risucchiando dunque – grazie alla sua considerevole attrazione gravitazionale – il gas in esse presenti. L’indagine non è però terminata: per una risposta definitiva, dovrà essere condotta anche su altre galassie, ed estesa all’analisi dei movimenti non solo del gas freddo – com’è stato fatto in quest’occasione – ma anche di quello più caldo.

Per saperne di più:

  • Leggi il preprint dello studio in uscita su The Astrophysical Journal “The Mass Inflow and Outflow Rates of the Milky Way”, di Andrew J. Fox, Philipp Richter, Trisha Ashley, Timothy M. Heckman, Nicolas Lehner, Jessica K. Werk, Rongmon Bordoloi e Molly S. Peeples