Pioggia delle Perseidi nel fine settimana e oltre

Dal 09.08.2019 al 15.08.2019

Crediti: mLu.fotos/Flickr

Si avvicina quella notte dell’anno in cui siamo tutti, romanticamente, col naso all’insù a guardare il cielo. Come da tradizione, il 10 agosto, la notte di San Lorenzo, milioni di noi si troveranno anche solo a lanciare un’occhiata veloce con la speranza di veder passare una stella cadente. E qualcuno di noi sarà anche fortunato, vedrà cadere in quell’istante una “lacrima di San Lorenzo” e, forse, esprimerà un desiderio, proprio come suggerisce il folclore.

Se invece abbiamo l’intenzione precisa di osservare quante più stelle cadenti possibili, allora bisogna essere un po’ più sistematici. Il picco del fenomeno delle Perseidi, lo sciame di meteore che investono la nostra atmosfera tra luglio e agosto ogni anno, è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto. Durante il picco le meteore solcano il cielo a decine, tipicamente tra 50 e 100 all’ora.

Quest’anno però la Luna non ci facilita l’osservazione. Sarà ancora in cielo nelle prime ore della notte proprio nei giorni del picco delle Perseidi, privandoci del buio di cui abbiamo bisogno per godere appieno dello spettacolo. Il consiglio è dunque di mettersi comodi a osservare a notte inoltrata, da mezzanotte all’alba, quando la Luna sarà tramontata o almeno bassa sull’orizzonte.

La direzione consigliata è nord-est, verso la costellazione di Perseo, subito sotto Cassiopea. Le Perseidi, letteralmente “figli di Perseo”, prendono infatti il nome dalla direzione da cui tutte sembrano partire, il radiante, in questo caso una zona nella costellazione di Perseo. Nel loro solcare il cielo, tuttavia, le si riesce a vedere anche guardando in altre direzioni.

Proprio per l’ingombrante presenza della Luna, che crescerà fino a essere piena a Ferragosto, quest’anno non è una cattiva idea tornare a guardare il cielo la notte del 10, come tradizione vuole. Sebbene la frequenza di stelle cadenti sia massima nei giorni immediatamente attorno al picco, tutte le notti tra il 9 e il 15 agosto sono ideali per osservare qualche fugace scia luminosa.

Non c’è bisogno di strumenti particolari: bastano i nostri occhi, ideali quando serve una visione d’insieme del cielo, come in questo caso. Le accortezze principali sono scegliere un posto buio e darsi tempo. Ci occorrono almeno 20 minuti per abituare gli occhi a vedere nell’oscurità e per essere sicuri di scorgere qualche meteora bisogna essere pazienti e attendere. Le stelle cadenti passano infatti a fiotti un dato momento, per poi lasciar passare del tempo senza che niente accada. Non potendo prevedere l’istante esatto in cui ne cadrà una, l’unica soluzione è mettersi comodi a guardare.

E, neanche a dirlo, niente occhiatine allo smartphone, altrimenti bisogna ricominciare da capo ad abituare l’occhio al buio.

Le Perseidi sono detriti lasciati dal passaggio di Swift-Tuttle, una cometa periodica di 26 chilometri di diametro che ogni 133 anni passa nel punto della sua orbita più vicino al Sole, il cosiddetto perielio. L’ultimo passaggio al perielio di Swift-Tuttle è stato nel dicembre del 1992 e per il prossimo bisognerà aspettare il luglio del 2126. Nell’avvicinarsi al Sole, la cometa si scalda e forma la coda, disperdendo intanto una scia di detriti spaziali lungo la sua orbita. Proprio quando l’orbita terrestre attraversa questi detriti si ha il fenomeno delle Perseidi. Particelle anche piccolissime, grandi come un granello di sabbia, entrano ad altissima velocità – oltre 200mila chilometri all’ora – nella nostra atmosfera e la ionizzano, causando la scia luminosa che osserviamo. Sebbene la Swift-Tuttle passi, ogni 133 anni, così vicina alla Terra – la minima distanza è calcolata essere 130mila chilometri – dagli studi fatti sembra che la sua orbita sia abbastanza stabile da non far temere un potenziale impatto, almeno non per un altro paio di millenni.

Anche quest’anno, dunque, possiamo guardare lo spettacolo celeste in tutta tranquillità.

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Samsung ha presentato il chip Exynos dedicato ai Galaxy Note 10

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In queste settimane si è scoperto come Samsung avesse in mente di presentare un nuovo processore proprietario il quale sarebbe andato ad alimentare i modelli della serie Galaxy Note 10. Successivamente a questa scoperta è parso chiaro che l’annuncio sarebbe stato fatto in concomitanza con l’annuncio stesso della serie. Così è stesso, circa. A poche ore dalla presentazione ufficiale della nuova serie top di gamma è stato presentato proprio il nuovo chip Exynos.

Come sapevamo si tratta dell’Exynos 9825 il cui annuncio ha preceduto quello del Galaxy Note 10. La sua produzione è basata su un processo EUV a 7 nm, un miglioramento rispetto al processo LPP da 8 nm del precedente Exynos 9820. Un altro upgrade in merito a quest’ultimo è il chip grafico, ovvero la GPU, la quale sarà una MP12 Mali-G76. Per quanto riguarda la CPU sono presenti due core M4 Cheetah, due Cortex A-75 e quattro Cortex-A55 per un totale di otto. Al momento la velocità di clock non è ancora stata svelata.

Samsung e il nuovo processore per i Galaxy Note 10

A completare il tutto è presente un modem LTE, quindi niente 5G nativo, il quale è uno Shannon 5000. Per il supporto al 5G bisogna vederlo combinato con il modem 5100 Exynos il quale sarà presente soltanto sul quarto modello di tale serie ovvero il Galaxy Note 10 Plus 5G. Apparentemente a questo giro anche i modelli venduti negli Stati Uniti, tranne uno, saranno alimentati dal processore sudcoreano e non più da quello di Qualcomm, che in questo caso è lo Snapdragon 855 Plus.

Roberto Ragazzoni nominato Linceo

Piero Salinari (a sinistra) e Roberto Ragazzoni all’Accademia dei Lincei, dove hanno ricevuto oggi il Premio “Antonio Feltrinelli” 2016 per l’Astronomia

Roberto Ragazzoni, astronomo dell’Istituto nazionale di astrofisica a Padova è stato nominato socio dell’Accademia nazionale dei Lincei per la categoria di Astronomia e applicazioni della Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali. La cerimonia di investitura si terrà venerdì 8 novembre, a Roma, presso la sede dell’Accademia a Palazzo Corsini, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

«Sono lusingato da questo riconoscimento che devo a tutti i miei maestri ed ai miei collaboratori, una nomina individuale ma che premia un lavoro di squadra sempre più importante nello sviluppo dell’astronomia del futuro» commenta Ragazzoni.

Già membro dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere e Arti in Padova, nonché l’attuale direttore dell’Osservatorio Astronomico Inaf di Padova, Ragazzoni ha contribuito, in oltre vent’anni di carriera, allo sviluppo scientifico e tecnologico dell’Astronomia osservativa sia da terra che dallo spazio. L’invenzione di nuovi tipi di sensori utilizzati oggi nei maggiori osservatori astronomici per compensare la distorsione dell’immagine dovuta alla turbolenza atmosferica – la cosiddetta ottica adattiva – già gli valse, tra i molti riconoscimenti, il Premio Wolfgang Pauli della fondazione Humboldt in Germania nel 2000, e il Premio Feltrinelli per l’Astronomia nel 2016 proprio dalla stessa Accademia dei Lincei.

Attivissimo anche nello sviluppo di telescopi a largo campo sia da terra che dallo spazio è coinvolto in diverse missioni dell’Agenzia spaziale europea.

L’Accademia Nazionale dei Lincei è una delle più antiche e più celebri istituzioni accademiche esistenti. Fondata nel 1603 da Federico Cesi, annovera tra i suoi soci Galileo Galilei, Giovanni Battista Della Porta e d in epoca moderna, Quintino Sella e Vito Volterra. Tra gli attuali soci astronomi Francesco Bertola, Decano degli astronomi dell’Università degli Studi di Padova, e Alvio Renzini, associato all’Inaf patavino.

Passa a Wind con l’offerta All Inclusive Young Easy Pay e ottieni 160GB

offerta Wind All InclusiveLa maggior parte delle offerte Passa a Wind del momento permettono ai nuovi clienti di ottenere una quantità eccezionale di traffico dati in quanto compatibili con la Promo 100 Giga presentata in occasione dell’estate. Le varie opzioni, dunque, permettono di usufruire di tantissimi Giga di traffico dati, ad esempio, tramite l’offerta Wind All Inclusive Young Easy Pay sono ben 160. Ecco chi può attivare la promozione e cosa è possibile ricevere procedendo con l’acquisto della nuova SIM.

Offerta Wind All Inclusive Young Easy Pay: minuti ed SMS illimitati e 160 GB di traffico dati in 4.5G!

Ormai da diversi mesi i nuovi clienti Wind, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, hanno a disposizione la straordinaria offerta Wind All Inclusive Young Easy Pay. Attraverso questa, l’operatore consente loro di ricevere mensilmente: minuti illimitati di chiamate verso tutti i numeri, SMS illimitati verso tutti i numeri e 60 GB di traffico dati. 

Nell’ultimo periodo inoltre, la promozione, di per sé già conveniente, sembra essere diventata ancora più interessante poiché abbinata alla promozione estiva che consente di aggiungere ulteriori 100 GB di traffico dati a quelli già previsti dalla promozione richiesta. Quindi, nel caso della All Inclusive Young Easy Pay, i clienti hanno a disposizione ben 160 GB. 

La promozione prevede un costo di 11,99 euro al mese e, trattandosi di un‘offerta Easy Pay, richiede che sia saldato attraverso carta di credito o conto corrente. Nel caso in cui si preferisca sostenere la spesa tramite il credito residuo le soglie previste di minuti, SMS e Giga subiranno un cambiamento.

Luna d’agosto tra pianeti e Perseidi

Crediti: Jimmy Westlake / Nasa

Dopo l’eclissi parziale dello scorso luglio, la Luna sarà l’oggetto celeste che arricchirà anche questi cieli serali di agosto. Segnatevi intanto queste date: 9 e 11 agosto, quando il nostro satellite naturale, in piena fase crescente, ci regalerà delle splendide congiunzioni, rispettivamente con Giove e Saturno. Luna che farà un po’ da apripista celeste anche durante periodo di visibilità dello sciame meteorico delle Perseidi, meglio noto come le “lacrime di San Lorenzo”. Il massimo del fenomeno quest’anno è infatti previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, anche se quelle tra il 10 e il 15 potranno essere adatte per dar loro la caccia, seppure un po’ complicata proprio dalla presenza della Luna, almeno nelle prime ore della notte, che sarà piena proprio a Ferragosto. Per godere al meglio di questo spettacolo celeste, il nostro consiglio è quello di seguire il fenomeno nelle ore più tarde della notte, quando appunto la Luna sarà tramontata o comunque bassa sull’orizzonte, soffermandosi sulle regioni a nord est del cielo, in direzione della costellazione di Perseo. Le scie luminose che potremo osservare in quei giorni alzando lo sguardo al cielo sono prodotte da piccolissimi frammenti della cometa Swift-Tuttle che ogni anno incrociano la nostra orbita. Entrando ad altissima velocità nell’atmosfera terrestre, queste particelle, grandi anche solo come un granello di sabbia, la ionizzano, creando le caratteristiche scie luminose.

Se siete curiosi di saperne di più, non vi resta che guardare, qui sotto, il consueto video del cielo del mese che abbiamo preparato per voi.

 

Quelle rare fucine galattiche

Filamenti di formazione stellare. Crediti: Esa/Herschel/Pacs, Spire/Hi-Gal Project. Acknowledgement: Unimap / L. Piazzo, La Sapienza – Università di Roma; E. Schisano / G. Li Causi, Iaps/Inaf, Italy

La formazione delle stelle nelle galassie avviene all’interno di nubi di gas ad alta densità. Tipicamente si tratta di idrogeno molecolare che, grazie al collasso gravitazionale, si addensa sempre di più fino a creare un oggetto in cui vengono innescate le reazioni termonucleari: una stella è nata. Tuttavia non tutte le zone di una galassia sono adatte alla formazione stellare, in quanto le nubi di gas molecolari ad alta densità si trovano soltanto in particolari regioni, in special modo nei bracci di spirale. Studiare la distribuzione di queste zone è di fondamentale importanza per comprendere e tenere traccia dei tassi di formazione stellare. Le nubi ad alta densità sono molto difficili da individuare poiché sono decine di volte più piccole rispetto alle zone dove il gas è rarefatto. Sono quindi necessarie osservazioni ad altissima risoluzione per poter individuare le aree con le caratteristiche adatte alla formazione stellare.

Un gruppo di ricercatori giapponesi, guidato da Kazufumi Torii in forze al Nobeyama Radio Observatory (Nro), ce l’ha fatta. Grazie all’antenna di 45 metri del radiotelescopio giapponese, i ricercatori hanno trovato un dato importante relativo alla Via Lattea: soltanto il 3 per cento della massa del gas dell’intera galassia è distribuito in nubi calde e abbastanza dense da formare stelle. Il resto è sparso in filamenti e altre strutture che, data la loro bassa densità, non possono ospitare la nascita di nuove astri.

Distribuzione delle nubi molecolari di gas ottenuta dal progetto Fugin. Le zone ad alta densità sulla destra sono state rilevate solamente in piccole parti all’interno delle aree con gas a bassa densità. Crediti: Naoj

Per ottenere i risultati ora illustrati su Publications of the Astronomical Society of Japan, gli astronomi hanno analizzato una porzione della Via Lattea di circa 20mila anni luce che attraversa trasversalmente i bracci di spirale di Sagittario, Scutum e Norma, e altre regioni più centrali. Le misurazioni fanno parte del progetto Fugin (Forest Unbiased Galactic Plane Imaging Survey with the Nobeyama 45-m Telescope), una serie di osservazioni, avvenute tra il 2014 e il 2017, che ha prodotto una delle più dettagliate radio-mappe esistenti della Via Lattea.

I ricercatori hanno misurato l’emissione radio delle nubi molecolari e hanno derivato la frazione di gas ad alta densità rispetto al restante gas molecolare. La quantità di gas denso varia di circa un ordine di grandezza tra i bracci e la barra di spirale, ma in media esso è il 3 per cento del totale di gas presente. Questo valore è consistente con la differenza evidenziata in altre galassie tra il tasso di produzione di nuove stelle e la loro quantità osservata, che risulta essere circa mille volte inferiore.

La conclusione a cui sono arrivati gli astronomi è che il principale collo di bottiglia per la nascita di nuove stelle nella Via Lattea è proprio la formazione di nubi di gas ad alta intensità. Esse sono talmente rare che il tasso di formazione stellare si attesta su valori molto bassi, se comparati con la totalità del gas presente. La causa di questa inefficienza nella formazione di nubi di gas ad alta densità ancora non è nota.

Questo primo risultato fa da trampolino di lancio per nuovi studi sulla distribuzione delle nubi molecolari all’interno della Via Lattea. I dati raccolti dal progetto Fugin, grazie all’alta risoluzione delle radio-mappe, continueranno a essere analizzati per investigare le cause dell’estrema rarità di queste fucine stellari.

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Motorola Moto G7 Plus ottiene 80 punti nella classifica di DxOMark

Motorola Moto G7 Plus è uno smartphone appartenente alla fascia medio-bassa del mercato ed è stato annunciato ufficialmente sul mercato durante lo scorso mese di Febbraio. A distanza di alcuni mesi, è finalmente arrivata l’analisi fotografica del team di DxOMark anche per questo dispositivo.

Motorola Moto G7 Plus: un buon risultato in ambito fotografico

Uno degli ultimi smartphone targati Motorola è stato quindi analizzando a fondo in ambito fotografico dal noto team del settore. Nel dettaglio, lo smartphone in questione è riuscito a totalizzare un punteggio complessivo pari a 80 punti, piazzandosi più o meno allo stesso livello di altri smartphone della stessa fascia di prezzo, come il Samsung Galaxy A8.

Per quanto riguarda le foto, il punteggio è stato di 84 punti. Le immagini sono risultate infatti di buona qualità in generale, con un bilanciamento del bianco adeguato e un autofocus molto rapido e preciso. Meno bene i video, dove lo smartphone è riuscito a totalizzare un punteggio di 72 punti. Nei video, infatti, l’autofocus risulta molto impreciso ed è presente molto rumore soprattutto durante le riprese con scarsa luminosità.

Nel complesso, comunque, il Motorola Moto G7 Plus ha convinto il team fotografico di DxOMark, in quanto lo ha reputato comunque un device con un comparto fotografico in linea con la fascia di prezzo di appartenenza. Vi ricordiamo che questo smartphone dispone sul retro di una dual camera caratterizzata da un sensore principale da 16 megapixel stabilizzato otticamente. Il secondo sensore fotografico, invece, è un sensore da 5 megapixel con una apertura focale pari a f/2.2 che serve per raccogliere dati sulla profondità di campo.

Prima mappa 3D della barra della Via Lattea

Distribuzione di 150 milioni di stelle nella Via Lattea sovrapposta a una vista artistica della nostra galassia. Le stelle sono state analizzate utilizzando i dati della seconda release della missione Gaia dell’Esa e dati da survey in infrarosso e in ottico. Le regioni in giallo e arancio indicano una maggiore densità di stelle. Una parte delle stelle tracciate si trova più vicino al Sole (la chiazza gialla nella parte inferiore dell’immagine), mentre nella porzione centrale della galassia è visibile una regione grande e allungata densa di stelle: si tratta della prima indicazione geometrica della barra galattica. Crediti: Esa/Gaia/Dpac, A. Khalatyan (Aip) & StarHorse team; Nasa/Jpl-Caltech/R. Hurt (Ssc/Caltech)

Da quando è stata lanciata, la missione Gaia dell’Agenzia spaziale europea ha già prodotto due release dei dati. La prima, la data release 1 (Dr1), è un catalogo impressionante di stelle pubblicato nel 2016, dopo solo due anni dalla prima luce del satellite – quella della stella Sadalmelik, nota anche come Alpha Aquarii. La seconda release (Dr2) – contenente la luminosità, le posizioni, le distanze e i movimenti nel cielo di oltre un miliardo di stelle della nostra galassia, insieme a informazioni su altri corpi celesti – è invece stata rilasciata lo scorso anno. Una mole enorme di dati la cui analisi ha richiesto un grande lavoro di squadra. Lavoro che sta però portando a raccogliere i suoi frutti.

Combinando questi dati con quelli ottenuti da osservazioni complementari nell’infrarosso e nell’ottico, eseguite da telescopi da terra e dallo spazio (i cataloghi fotometrici di Pan-Starrs1, 2Masse AllWise), un team di astronomi del Leibniz-Institut für Astrophysik Potsdam (Aip) e dell’Universitat de Barcelona ha ricostruito per la prima volta, nello spazio a tre dimensioni, la barra centrale della Via Lattea. E questo a partire da misure dirette delle stelle che formano la grande struttura dalla caratteristica forma allungata che si trova al centro della nostra galassia.

«Sapevamo che sarebbe stato cruciale calcolare meglio le distanze delle stelle osservate da Gaia al fine di avere una migliore visione delle regioni interne della galassia», spiega Cristina Chiappini, una delle coautrici dello studio, già ricercatrice presso l’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Trieste e attualmente in forza all’Aip, in Germania. «Lì in quella zona le stelle non solo sono molto lontane, ma la loro luce è anche offuscata dall’abbondante polvere fra quelle regioni e noi. Per un volume piccolo e a noi vicino il metodo della parallasse di Gaia va benissimo – è molto preciso e può essere facilmente trasformato in distanze – ma per gli oggetti lontani e offuscati dalla polvere questo non funzionerebbe».

Cristina Chiappini, coautrice dello studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics

«Abbiamo quindi utilizzato altre informazioni disponibili», continua la ricercatrice, «ottenendo distanze precise, che hanno dimostrato ciò che in realtà ci si aspettava. Riuscirci con i soli dati di Gaia non sarebbe stato possibile. Benché sapessimo, da altri dati, dell’esistenza della barra, in questo studio ci siamo potuti avvalere di un grande numero di stelle. E molte di più se ne aggiungeranno quando potremo combinare i nostri dati con spettri come quelli della survey Apogee (una survey nel vicino infrarosso che può penetrare nelle polveri)».

Quanto al futuro prossimo, in vista delle terza release dei dati di Gaia, Chiappini ha già le idee ben chiare. «Nei prossimi giorni”, dice a Media Inaf, «inizieremo a ottenere spettri per un gran numero di stelle con il telescopio 4Most dell’Eso e, in particolare, con la survey 4Midable-Lr – di cui io sono il principal investigator insieme ad altri due colleghi, Ivan Minchev ed Else Starkenburg. Speriamo di ottenere spettri per oltre 10 milioni di stelle. Spettri che, combinati con quelli nel vicino infrarosso da Apogee e della Sloan Digital Sky Survey, porteranno a una visione più nitida della galassia in generale e delle regioni più interne in particolare».

Per saperne di più:

Guarda sul canale YouTube dell’Esa il video “Revealing the galactic bar”:

WhatsApp, ora è ufficiale: la chat elimina per sempre questa funzione

WhatsApp: solo così è possibile recuperare i messaggi cancellati dagli amici

Continuano ad essere molto interessanti le segnalazioni e le relazioni degli addetti ai lavori riguardo l’importanza delle foto profilo su WhatsApp. Molte testimonianze degli utenti della chat hanno scatenato il dibattito sulle immagini copertina della chat e su come queste possano portare a non pochi problemi. Gli sviluppatori – che forse hanno preso nota – ora hanno una valida soluzione da proporre al pubblico. 

WhatsApp, addio alla funzione che consente il salvataggio delle foto altrui

Come emerso da un report di WABetaInfo tutte le prossime versioni beta di WhatsApp saranno sprovviste di una funzione della piattaforma. Dalla chat, infatti, sarà eliminato il tool che consente il salvataggio della foto profilo della foto profilo altrui. In questo modo, la privacy degli account dovrebbe essere maggiormente garantita.

Come ovvio, la sola rimozione di questo tool non potrà portare ad ampi benefici. Per una migliore sicurezza in chat sono necessarie ulteriori azioni. Ad esempio, in primis gli sviluppatori dovrebbero evitare la visualizzazione delle foto a schermo intero ed in secondo luogo dovrebbero cancellare la possibilità di scattare degli screenshot. In questo modo si potrebbero finalmente frenare tutti i profili fake che continuano ad affliggere la piattaforma. 

Stando all’attualità, la mancata funzione per il salvataggio delle foto altrui sarà disponibile esclusivamente nelle versioni beta. Nel più breve tempo possibile questa funzione scomparirà anche nelle versioni stabili di WhatsApp.

Cern ed Esa insieme per lo studio delle radiazioni

L’11 luglio scorso il Cern e l’Esa hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per affrontare insieme la sfida di operare in ambienti con radiazioni pericolose, come quelle presenti sia nei laboratori di fisica delle particelle che nello spazio. L’accordo riguarda ambienti radioattivi, strutture e tecnologie con potenziali applicazioni sia per i sistemi spaziali sia per gli acceleratori o gli esperimenti di fisica delle particelle.

Questo primo protocollo di attuazione della cooperazione bilaterale Cern-Esa copre una vasta gamma di attività, da aspetti generali quali il coordinamento, il finanziamento e lo scambio di personale, a un elenco di impianti di produzione di radiazioni per attività di R&D congiunte. L’accordo esplicita inoltre la volontà da parte di entrambe le organizzazioni di sostenere gli studenti di dottorato che lavorano su campi d’interesse comune concernenti le radiazioni.

L’accordo identifica sette progetti specifici con priorità elevata: test con elettroni ad alta energia; test con ioni pesanti ad alta penetrazione; valutazione di conformità della componentistica e dei moduli commerciali (Cots) per Extreme Energy Events; dimostrazione della tecnologia in orbita; componentistica e moduli radiation-hard e radiation-tolerant; rilevatori, monitor e dosimetri per radiazioni; e strumenti di simulazione per gli effetti delle radiazioni.

In alcuni casi, sono già stati raggiunti importanti risultati preliminari: nella facility Clear/Vesper del Cern sono stati eseguiti test con elettroni ad alta energia per la missione Juice, per simulare l’ambiente di Giove. Sempre al Cern, nella Sps North Area, sono stati inoltre testati componenti complessi con ioni di xeno e di piombo, per un’analisi approfondita degli effetti dei raggi cosmici galattici. Queste attività proseguiranno, e le nuove attività saranno attuate sotto il coordinamento del Cern-Esa Committee on Radiation Issues.