Con Themis Phobos viene alla luce

I colori in questa immagine della luna marziana Phobos indicano una gamma di temperature superficiali rilevate osservando la luna il 29 settembre 2017, con la telecamera Thermal Emission Imaging System (Themis) sulla sonda Mars Odyssey della Nasa. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU

Utilizzando le ottiche della camera Thermal Emission Imaging System (Themis) a bordo della sonda Mars Odyssey, la Nasa ha potuto osservare nel dettaglio la luna Phobos, il più grande dei due satelliti naturali di Marte (circa 22 chilometri di diametro). L’osservazione è durata “solo” 18 secondi ed è stata effettuata lo scorso 29 settembre nelle lunghezze d’onda del visibile e dell’infrarosso. I dati hanno permesso di produrre un’immagine a colori che mappa la gamma di temperature superficiali della luna marziana.

La sonda Mars Odyssey si trova attorno a Marte da 16 anni, ma questa è la prima volta che è stato possibile fotografare Phobos con Themis.

La camera a bordo di Mars Odyssey ha osservato la luna da prima dell’alba al mattino (relativamente all’orario di Phobos), mostrando come cambia la temperatura superficiale col passare del tempo. Victoria Hamilton (Southwest Research Institute) ha detto: «Man mano che si passa dalla zona di prealba a quella mattutina, si può osservare la variazione della temperatura. Se si riscalda molto rapidamente, è probabile che la superficie non sia molto rocciosa bensì polverosa». La temperatura dipende, infatti, dalla struttura geologica superficiale della luna.

Questa serie di immagini è stata scattata nelle lunghezze d’onda dell’ottico dalla fotocamera Themis a bordo di Mars Odyssey della Nasa quando ha “scansionato” la luna marziana Phobos il 29 settembre 2017. L’osservazione è durata 18 secondi e il movimento della luna è solo apparente. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ASU

Agile e IceCube: un neutrino per due?

Mappa in falsi colori dei fotoni gamma osservati da Agile nella direzione di arrivo del neutrino rivelato da IceCube il 31 luglio 2016. Il cerchio nero delimita la zona di cielo all’interno della quale è contenuta con più probabilità la sorgente astrofisica del neutrino, mentre quello bianco racchiude la posizione più probabile della sorgente gamma transiente (AGL J1418+0008) osservata da Agile qualche ora prima dell’evento. Crediti: F. Lucarelli et al. 2017

Era il 31 di luglio del 2016 quando IceCube, il cacciatore di neutrini del Polo Sud, osservava l’evento soprannominato IceCube-160731. Il telescopio spaziale Agile ha dunque puntato i suoi occhi ad alte energie sulla regione di provenienza del neutrino per cercarne una controparte. Le osservazioni sembrano aver individuato un candidato per un segnale precursore, visto da Agile nelle ore precedenti all’arrivo di IceCube-160731. I risultati dell’analisi sono contenuti in un articolo pubblicato di recente su The Astrophysical Journal.

La ricerca delle controparti elettromagnetiche dei neutrini di altissima energia osservati dall’esperimento IceCube è uno dei temi più attuali dell’astrofisica delle particelle e delle alte energie. Finora, non sono state rivelate con sufficiente significatività né sorgenti puntiformi di neutrini né ci sono chiare associazioni degli eventi più energetici con sorgenti elettromagnetiche note. L’identificazione di una chiara sorgente di neutrini potrà fornire la prova inequivocabile di quali sono i siti in cui stanno avvenendo i processi di accelerazione di protoni e ioni ad altissime energie, contribuendo così a risolvere anche l’annoso problema dell’origine dei raggi cosmici. I nuclei galattici attivi di tipo blazar sono tra le sorgenti astrofisiche più accreditate per spiegare l’origine dei neutrini osservati. I processi astrofisici che portano all’emissione di neutrini di altissima energia comportano anche l’emissione di fotoni gamma. L’osservazione di questa emissione, correlata temporalmente e/o spazialmente con il neutrino osservato, può indicare la presenza di una sorgente elettromagnetica associata alla sorgente di neutrini e favorirne la sua identificazione.

Fabrizio Lucarelli, ricercatore dello Space Science Data Center dell’Asi e primo autore dello studio. Crediti: Ssdc-Asi

«La missione italiana Agile, dedicata all’osservazione del cielo gamma, è fortemente impegnata nella ricerca di controparti gamma di onde gravitazionali e di neutrini», ha spiegato Fabrizio Lucarelli dell’Ssdc dell’Asi e dell’Inaf di Roma, primo autore dell’articolo. «Grazie al suo grande campo di vista e alla rapidità nel processare e analizzare i dati acquisiti, Agile è uno strumento particolarmente indicato per la ricerca e rivelazione di sorgenti gamma transienti associate a questo tipo di eventi».

«Il segnale osservato da Agile, della durata di circa un giorno e mezzo, è consistente con la posizione di arrivo del neutrino ricostruita da IceCube e ha il suo picco di intensità circa un giorno prima dell’evento», ha aggiunto Lucarelli. «In questa zona di cielo non ci sono possibili sorgenti note di fotoni gamma che possano essere associate all’emissione di neutrini, né sono stati registrati altri eventi transienti analizzando tutti i dati raccolti nei dieci anni di vita del satellite attorno alla posizione di IceCube-160731».

Utilizzando i cataloghi d’archivio multi-banda accessibili con il tool Ssdc SkyExplorer, i ricercatori hanno trovato anche una possibile controparte elettromagnetica con emissione nella banda radio, ottica e dei raggi X all’interno della regione di cielo che delimita la direzione di origine del neutrino IceCube-160731. Tale sorgente mostra delle caratteristiche elettromagnetiche tipiche dei Blazar di tipo Hbl (“High energy peaked BL Lac”), considerati tra i candidati più probabili dei neutrini di altissima energia nel mirino di IceCube. Ulteriori osservazioni nei raggi X effettuate con il satellite Swift della Nasa, non hanno confermato l’appartenenza di questo possibile candidato alla categoria dei Blazar. La sorgente dell’emissione del neutrino e dei fotoni gamma rimane quindi ancora non identificata.

«Di recente Agile ha identificato un’altra emissione gamma transiente al di sopra dei 100 GeV consistente con la posizione di un nuovo evento IceCube, IceCube-170922, e ne ha dato annuncio alla comunità con un Astronomer’s Telegram», ha continuato Lucarelli. «Le rapide osservazioni di Agile, insieme ad altre osservazioni nella banda gamma e in altre lunghezze d’onda, sono fondamentali per poter identificare con successo la sorgente di questi neutrini cosmici di altissima energia».

«È una ricerca difficile», ha commentato Marco Tavani dell’Inaf di Roma, principal investigator della missione, «ma che deve essere fatta esplorando tutte le possibilità. Siamo ora a un livello ancora iniziale nel preparare la strada all’astronomia dei neutrini del futuro: i prossimi mesi/anni saranno decisivi». Grazie ai dati raccolti da Agile durante i suoi 10 anni di missione, i ricercatori del team potranno approfondire la ricerca di eventuali transienti gamma associati con la posizione dei neutrini di altissima energia osservati finora da IceCube. La rivelazione e l’identificazione di una chiara sorgente per questo tipo di neutrini potrebbe avere le ore contate.

Per saperne di più:

Uncomfortable Chairs, le sedie che mettono a disagio

Con un nome così intuiamo subito quale possa essere il concept di queste incredibili sedute immaginate da Jack Marple: si chiamano Uncomfortable Chairs, sono tre e nessuna delle tre effettivamente invita a sedersi.

Eppure hanno tutte le caratteristiche di una sedia classica ma il loro aspetto è stato studiato per creare disagio e smentire subito la vera funzionalità di una seduta. Più espressioni artistiche che vere e proprie sedie, queste proposte sono a dir poco sorprendenti. E spiazzanti.

Un dettaglio di ciascuna sedia è modificato ad arte per creare l’esatto contrario del comfort che ci si aspetta da una poltroncina tradizionale. In un caso le gambe sono talmente accorciate da rendere la seduta assai scomoda. In un altro caso è la seduta vera e propria a cambiare, diventando uno scivolo per via di un’inclinazione che rende impossibile sedersi.

La vera sorpresa però sta nel terzo modello che ha una gamba in meno, è sbilenca e del tutto instabile ma ce ne accorgiamo solo guardandola con attenzione perché sulle prime ci si convince che possa trattarsi di una soluzione ardita ma stabile immaginata dal design. E invece no, la stabilità non è affatto garantita.







Huawei Mate 10 Pro: ecco lo spettacolare schermo in azione

Huawei Mate 10 Pro: ecco lo spettacolare schermo in azione
Tecnoandroid

Ora che Google ha lanciato i suoi nuovi flagship, il Pixel 2 ed il Pixel 2 XL, gli appassionati di tecnologia sono in trepida attesa per la nuova serie di smartphone Huawei Mate 10.

Huawei è pronta a svelare i nuovi device

Secondo le indiscrezioni raccolte, dovremmo aspettarci la presentazione di almeno quattro nuovi smartphone ed il Mate 10 ed il Mate 10 Pro sono stati il ​​punto principale di attrazione. Difficilmente trascorre un giorno senza che uno di questi dispositivi non faccia parlare di se. In queste ore, il Huawei Mate 10 Pro è stato individuato in un nuove rendering. Come spesso avviene, le immagini arrivano da un utente di Weibo. La pubblicazione è targata Trendy Techz ed una di queste due immagini mostra il presunto display del Mate 10 Pro, in azione. Mentre la seconda immagine ci permette di dare un’occhiata alla parte posteriore dello smartphone.


Per essere chiari, le immagini non rivelano nulla di particolarmente nuovo. Infatti, sembrano uguali a quelle delle immagini che erano state pubblicate in precedenza. Detto questo, le ultime indiscrezioni mostrano il Huawei Mate 10 Pro caratterizzato da un telaio più lucido del previsto. La configurazione con doppia della fotocamera sul retro del telefono è disposta verticalmente. Troviamo, poi un flash LED ad accompagnare i sensori della stessa. I sensori sono posizionati separatamente. Lo schermo del Huawei Mate 10 Pro sembra abbastanza grande con cornici minime sui bordi, estremamente stretti. Per quanto riguarda, invece, le cornici superiori ed inferiori sono leggermente più pronunciate. Inoltre, il display sembra avere un rapporto screen to body davvero eccellente.

Huawei Mate 10 Pro: ecco lo spettacolare schermo in azione
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Tabby, un poliziesco in chiave stellare

Una delle ipotesi più accreditate per l’insolito oscuramento della cosiddetta stella di Tabby è la presenza di una nube irregolare di polvere. Crediti: Nasa/Ames Research Center/Daniel Rutter

A circa 1500 anni luce dalla terra, una singolare stella – denominata ufficialmente KIC 8462852 ma più conosciuta come stella di Tabby – ha catturato l’attenzione degli scienziati e l’immaginazione del pubblico con la sua luminosità stranamente fluttuante.

Unico caso fra le oltre 200mila stelle misurate dal satellite Kepler della Nasa in quattro anni, la luminosità di Tabby è stata vista variare fino al 22 per cento in un giorno solo. Allo stesso tempo, uno studio delle lastre fotografiche pregresse ha rilevato una perdita di luminosità di circa il 20 per cento nel corso di un secolo, anche se una ricerca successiva ha poi confutato questo risultato, attribuendolo a effetti strumentali.

Scartate le ipotesi relative a qualche tipo di manufatto alieno, ma non potendo ancora presentare una risposta esaustiva su cosa genera tali repentini cali di luminosità, i ricercatori si concentrano sulle ipotesi più plausibili. Che non sono poche.

I risultati più recenti, basati su osservazioni delle sonde Spitzer e Swift, lasciano pensare che la presenza di una nube irregolare di polvere in orbita attorno alla stella possa spiegare i cali di luminosità, sia quelli di brevissimo periodo, che quelli riscontrati su intervalli più prolungati.

Altri studi hanno suggerito che lo stesso tipi di oscuramento verrebbe esibito da una stella attorno a cui orbitano un pianeta dotato di anelli e un campo di asteroidi, oppure se la stella avesse recentemente sbriciolato uno o più pianeti. Quest’ultima eventualità avrebbe infatti portato la stella a brillare con più intensità, aumentando temporaneamente la sua luminosità a un livello da cui sta ora progressivamente tornando alla “normalità”, spiegando così la tendenza di lungo termine. Gli sbalzi improvvisi di luminosità potrebbero invece essere causate dai resti del pianeta (o pianeti) che passano in orbite ad alta eccentricità di fronte alla stella.

Un mistero, tante ipotesi. Crediti: elaborazione Media Inaf su grafiche Nasa/Ames Research Center/Daniel Rutter

L’ipotesi dello sciame di comete che passa periodicamente di fronte alla stella ha perso invece quota poiché non è stato osservato il bagliore infrarosso che dovrebbe necessariamente emanare dalla massa di polvere e detriti prodotti dalla disintegrazione delle comete.

Una delle spiegazioni più semplici, ma anche più facili da depennare, sarebbe quella di un corpo celeste che eclissa parzialmente la stella. In questo caso, vista l’entità dell’oscuramento, l’oggetto in questione dovrebbe avere una dimensione stellare, esercitando di conseguenza una tale attrazione gravitazionale sulla stella da rendere totalmente evidente la propria presenza nelle osservazioni del moto stellare. Cosa che finora non è avvenuta.

Un’altra ipotesi da mettere in bassa priorità è quella di una stella che si sta semplicemente esaurendo. Quella di Tabby è infatti un tipo di stella che sta fondendo idrogeno in elio nel proprio nucleo e si trova in un periodo della sua vita in cui dovrebbe aumentare la luminosità, piuttosto che diminuirla.

Da bravi detective, le ricercatrici e i ricercatori che lavorano al caso non hanno subito scartato l’ipotesi che si potesse trattare di un glitch, un errore strumentale. Possibilità negata però da Doug Caldwell, del Seti Institute e scienziato progettista per la missione Kepler, per due motivi. In primo luogo, i risultati sono gli stessi su tutti i rilevatori del telescopio che hanno osservato la stella; in secondo luogo, gli enormi cali di luminosità erano già visibili in ogni singolo pixel attribuito a questa stella nelle immagini di Kepler, mentre solitamente occorre un’integrazione tra i vari pixel per misurare la luminosità totale di una stella.

Peraltro, a partire da maggio 2017, la stella di Tabby si è esibita di nuovo con quattro repentini cali di luminosità inspiegabili, questa volta di intensità inferiore e con una durata tra cinque giorni e due settimane. Gli scienziati ora stanno elaborando questi nuovi dati, sperando di trovare la chiave per risolvere il mistero che avvolge questa stella.

Quando è l’elio il detonatore delle supernove

L’esplosione nucleare dello strato di elio superficiale ha innescato un’onda d’urto verso l’interno provocando la fusione nucleare di carbonio al centro. Crediti: Institute of Astronomy, University of Tokyo

Anche le piccole stelle come le nane bianche possono esplodere, generando quel fenomeno pirotecnico conosciuto come supernova. In particolare, questo può accadere se la nana bianca fa parte di un sistema binario (quindi due stelle che orbitano l’una accanto all’altra): la nana bianca risucchia materia dalla stella compagna aumentando la propria massa fino al punto di esplodere in una supernova di tipo Ia. Ma cosa porta realmente alla detonazione? È ancora parzialmente un mistero, ma un gruppo di ricercatori guidati dal giapponese Ji-an Jiang, dell’Università di Tokyo, ha sfruttato il telescopio Subaru per scoprire che l’esplosione potrebbe essere causata dalla detonazione dello strato superficiale di elio della nana bianca. L’accensione dell’elio innescherebbe una violenta reazione a catena, conducendo all’esplosione dell’intera stella.

«L’elio è un elemento che detona facilmente ad alte densità», spiega a Media Inaf Paolo Mazzali (Liverpool John Moores Univ e Max-Planck Garching), uno degli autori dello studio pubblicato oggi su Nature. «Quindi è possibile che uno strato esterno di elio inneschi una detonazione superficiale, che si potrebbe propagare intorno alla nana bianca, convergere nel punto diametralmente opposto a dove è iniziata, e da lì far partire uno shock che si propaga verso il centro della stella e inducendo l’esplosione degli strati interni (di carbonio e ossigeno), che richiedono alte temperature per esplodere. In questo tipo di scenario, normalmente la stella che esplode ha massa inferiore a quella di Chandrasekhar, ma potrebbe anche avere, in un caso limite, massa pari a 1,4 masse solari. Da notare che non è lo scenario ritenuto più comune».

Si tratta di eventi dalla luminosità estremamente elevata, 5 miliardi di volte più luminosi del Sole, e che si verificano abbastanza raramente, in media una volta ogni 100 anni, in galassie fuori dalla nostra Via Lattea. Per avere più possibilità di trovare una supernova di tipo Ia nelle primissime fasi, il team ha utilizzato l’Hyper Suprime-Cam montata sul telescopio Subaru, che può catturare un’area ultra-ampia di cielo. I ricercatori hanno anche sviluppato un sistema computerizzato per rilevare automaticamente le supernovae nel mare magnum dei dati raccolti dal telescopio, il che ha permesso di effettuare scoperte in tempo reale.

L’immagine è stata scattata con la Hyper Suprime-Cam montata sul telescopio Subaru. Crediti: University of Tokyo / NAOJ

Mazzali ha descritto in dettaglio a Media Inaf cosa accade in questa particolare esplosione di supernova: «In questo caso parliamo dell’esplosione termonucleare di una nana bianca composta di carbonio (C) e ossigeno (O). Innescate dall’alta densità ed elevate temperature, 12C e 16O si combinano velocemente in 28Si (silicio), e due atomi di silicio formano 56Ni (nichel), che è uno dei nuclei con legame più stretto. Queste reazioni implicano la perdita di un po’ di massa atomica, e quindi liberano energia (E=mc^2). Questa energia porta all’esplosione della stella, se si produce abbastanza silicio e nichel. Non si riesce ad estrarre energia aggiungendo altri nucleoni, ma il 56Ni è radioattivo, decade (inverse beta decay) in 56Co (isotopo di cobalto) e poi in 56Fe (isotopo del ferro), che è stabile. I decadimenti liberano raggi gamma e positroni, che rendono la supernova luminosa».

Utilizzando la combo Subaru/Hyper Suprime-Cam, i ricercatori hanno scoperto più di cento candidati di supernova in una sola notte , tra cui diverse supernove che erano esplose solo pochi giorni prima. In particolare, hanno catturato una particolare supernova di tipo Ia a un giorno dall’esplosione. La sua luminosità e la variazione di colore nel tempo sono diverse da qualsiasi supernova di tipo Ia scoperta in precedenza. Dalle simulazioni, effettuate con il supercomputer Aterui, l’oggetto potesse essere il risultato della detonazione dell’elio sulla superficie di una nana bianca.

Per saperne di più:

  • Leggi su Nature l’articolo “A hybrid type Ia supernova with an early flash triggered by helium-shell detonation”, di Ji-an Jiang, Mamoru Doi, Keiichi Maeda, Toshikazu Shigeyama, Ken’ichi Nomoto, Naoki Yasuda, Saurabh W. Jha, Masaomi Tanaka, Tomoki Morokuma, Nozomu Tominaga, Željko Ivezić, Pilar Ruiz-Lapuente, Maximilian D. Stritzinger, Paolo A. Mazzali, Christopher Ashall, Jeremy Mould, Dietrich Baade, Nao Suzuki, Andrew J. Connolly, Ferdinando Patat, Lifan Wang, Peter Yoachim, David Jones, Hisanori Furusawa e Satoshi Miyazaki

Lillero: la campagna di crowdfunding per trasformare il mercato del baratto in un vero negozio

Gruppo Lillero

E se finora Lillero non godeva di fissa dimora, adesso quattro ostinati ragazzi – Andrea, Violetta, Iacopo e Matteo – si sono messi in testa di dare a Lillero una casa e di avviare una piccola campagna di crowdfunding per trasformare il mercatino in un vero e proprio negozio

Vogliamo crescere e costruire un negozio che funzioni secondo gli stessi principi delle edizioni precedenti, ma sia fruibile quotidianamente. Un ambiente in cui diventi possibile non solo realizzare il baratto, ma anche incontrarsi ed integrarsi, con attenzione ai valori dell’amicizia, della solidarietà e dell’ecologia“.

Da pochi giorni è infatti online su eppela una raccolta fondi per far divenire questa filosofia del baratto “una realtà condivisibile ogni giorno”, un negozio sempre aperto a tutti, un negozio “basato sui concetti di consumo sostenibile, riuso e legami tra persone”.

gruppo lillero

I ragazzi non chiedono molto, giusto ciò che serve per coprire le spese del primo anno:

  • pagare le utenze per la nuova sede, che per il primo anno avranno gratuitamente grazie alla collaborazione di un supporter
  • procurarsi i mobili e allestire il negozio
  • procurarsi un computer da tenere in negozio
  • sostenere i costi per il passaggio da conio fisico a digitale
  • promuovere il progetto
  • dare un piccolo rimborso spese ai volontari

Cosa aspettate, allora, cliccate qui e donate qualche euro al fantastico mondo del baratto!

Germana Carillo

L’Europa guarda a Est

05.10.2017

Crediti: Telescopio Est

Dopo più di 400 anni, all’Accademia dei Lincei il Sole sarà nuovamente protagonista con la presentazione di Est, il Telescopio solare europeo, che sarà costruito alle Canarie (Spagna). Era, infatti, il 1613 quando la prestigiosa Accademia pubblicò l’opera di Galileo, “Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari”. Nel trattato l’astronomo pisano riportava le sue osservazioni del Sole con cui dimostrava che le macchie solari si trovavano sulla superficie della stella e non erano ombre proiettate da corpi tra la Terra e il Sole.

Quando il Telescopio solare europeo sarà ultimato, i ricercatori potranno osservare in dettaglio la struttura fine della superficie solare con una risoluzione mai raggiunta prima: fino a 25-30 km. Questo grazie alla grande apertura (4 metri) e le nuove tecniche di ottica adattiva, cioè specchi che riescono a compensare le distorsioni nelle immagini dovute all’atmosfera.

Questa nuova generazione di telescopi solari da Terra permetterà ai ricercatori di avere a disposizione adeguati dati osservativi per comprendere l’attività solare e la sua variabilità. Il Sole, infatti, benché dal punto di vista astronomico sia una stella del tutto ordinaria, ha il vantaggio di essere l’unica che può essere studiata ad alta risoluzione, grazie alla sua vicinanza con la Terra.

A parte la non trascurabile influenza che il Sole esercita sul clima del nostro pianeta, lo studio della nostra stella offre la possibilità di analizzare processi fisici che non si possono riprodurre in laboratorio né studiare in dettaglio in altri oggetti astrofisici. A esempio la generazione e diffusione del campo magnetico e l’accelerazione di particelle nelle magnetosfere stellari. Sarà utile anche per capire come poter prevedere eventi, quali le tempeste solari, per il loro impatto sul tempo meteorologico spaziale, cioè sulle condizioni nello spazio che possono influenzare la Terra e le sue infrastrutture tecnologiche.

Per saperne di più:

  • Qui il programma della giornata
  • Clicca qui per la locandina
  • Il sito web del progetto Est

 

Ritirato pesto bio per contaminazione microbica

pesto bio

Il prodotto in questione è il pesto vegetale bio prodotto da La Finestra sul cielo, con sede a Ciriè, in via Ricardesco, in provincia di Torino.

Il marchio però è distribuito in numerosi punti vendita di alimenti biologici, parafarmacie e catene di negozi bio.

Il pesto oggetto di richiamo è quello da 120 grammi con scadenza 05/07/2019 e numero di lotto PEB129.

Non si sa altro sulle motivazioni del richiamo, si parla solo di possibile contaminazione microbica. In ogni caso il Ministero della salute ha invitato chi l’ha acquistato a non consumarlo e a riportarlo indietro per ottenere un cambio o un rimborso.

finestra pesto bio

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Francesca Mancuso

Symbioz Renault, casa e auto in uno

Il progetto Symbioz è di quelli che lasciano a bocca aperta e conquistano sia chi ama il design, sia gli appassionati di automobili. A firmarlo è Aleksandra Gaca di Renault che ha immaginato un’ideale commistione tra la casa e l’auto.

L’idea sembra assurda sulle prime ma si rivela interessante nel modo che ha di esplorare il comfort sempre maggiore delle auto, che somigliano addirittura a salotti di lusso, ma anche l’integrazione della tecnologia nelle nostre case.

Così Symbioz nasce come una stanza della casa mobile, modulare e multifunzione perché accoglie l’auto, diventa salotto ma è anche garage, tutto in un unico ambiente dal design contemporaneo. È una rappresentazione visionaria ma plausibile del futuro. Così la Renault imagina l’industria automobilistica nel 2030, con auto elettriche e compatibili con il nuovo stile di vita, fin dentro casa.

Perciò sin dalla linea dell’auto e per finire alla concezione dell’architettura della casa, tutto è pensato per essere integrato scegliendo linee essenziali e nette, grandissime finestre, strutture in acciaio. L’auto si parcheggia dentro casa e all’occorrenza arreda e offre uno spazio da vivere anche quando non si guida.

Basta guardare gli interni dell’auto immaginati proprio da Aleksandra Gaca: tessuti 3D, poltrone spaziose e mobili, addirittura un tavolino da caffè per trasformare l’abitacolo in un comodo salotto nel quale rilassarsi.