Rocce e niente polvere: ecco la pelle di Ryugu

Traiettoria ricostruita del lander Mascot. (A) Immagine della Optical Navigation Camera (Onc) di Hayabusa2 con un inserto, in alto a destra, in cui è stata indicata la posizione del lander. La traiettoria di discesa di Mascot e i suoi rimbalzi sono riportati in giallo. I campi di vista ripresi da Mascam nelle due immagini di discesa mostrate sotto (immagini “D” e “E”) sono indicati da linee bianche. Il primo punto di contatto è indicato come CP1. (B) Schema della sequenza temporale di Mascot dal suo rilascio, avvenuto in T0. Dopo il rimbalzo sulla superficie, Mascot ha raggiunto SP1 e acquisito i dati in diverse posizioni di misurazione (da MP1 a MP4) fino alla fine della missione (EoM) in MP4. (C) Un modello digitale di 50×50 metri del terreno in cui Mascot è atterrato, che riporta l’altezza codificata per colore (definita rispetto alle coordinate topografiche locali, relative al piano tangenziale locale). “MR” è il punto di rilascio di Mascot. I puntini gialli indicano le posizioni di Mascot osservate nelle immagini della Onc. (D) Immagine scattata durante la discesa e (E) immagine dei massi a CP1 (la scala cambia con la distanza; il masso nell’immagine, D in basso a sinistra, è di circa 1 m). Crediti: Jaumann et al., Science (2019)

La sonda spaziale Hayabusa2 è stata progettata per raccogliere rocce dall’asteroide Ryugu (un oggetto near-Earth potenzialmente pericoloso per la Terra) e riportarle sulla Terra. Lo studio di questi campioni permetterà agli scienziati di migliorare notevolmente la comprensione sulla formazione del Sistema solare. Inoltre, per studiare la superficie dell’asteroide, Hayabusa2 ha trasportato un lander chiamato Mascot (Mobile Asteroid Surface Scout), arrivato sulla superficie di Ryugu il 3 ottobre 2018.

Le immagini scattate dal lander Mascot sulla superficie dell’asteroide hanno fornito interessanti indizi sulla composizione e l’origine delle sue rocce, che si sono rivelate simili alle condriti carbonacee: meteoriti primitive piuttosto complesse che contengono composti organici. I risultati che Ralf Jaumann (Dlr) e colleghi hanno pubblicato su Science presentano le evidenze che collegano l’asteroide a questa particolare classe di meteoriti, e supportano le teorie che sostengono che Ryugu si sia formato in seguito a un evento catastrofico.

Mentre il lander si avvicinava alla superficie, la sua macchina fotografica ha scattato immagini che hanno consentito a Jaumann di ricostruire la traiettoria di Mascot, che è sceso lentamente ed è rimbalzato sulla superficie prima di assestarsi. Ulteriori immagini riprese dalla superficie mostrano che l’asteroide è coperto di rocce e massi appartenenti a due diverse categorie: alcuni scuri e ruvidi, altri luminosi e lisci. Entrambi i tipi di roccia sono distribuiti quasi uniformemente sulla superficie, a supporto della teoria secondo la quale Ryugu si sia formato dalle macerie prodotte da un impatto avvenuto sul corpo genitore, che si sono successivamente riaggregate. Molte rocce presentano piccole inclusioni colorate simili a quelle trovate in condriti carbonacee, indicando che potrebbero contenere il minerale olivina. Inaspettatamente, le immagini non hanno mostrato particelle fini o polvere sulla superficie, che in realtà ci si aspetterebbe si accumulassero nello spazio. Gli autori ritengono che debba esistere un meccanismo fisico non identificato che rimuove efficacemente la polvere dalla superficie dell’asteroide.

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Immagine della telecamera Mascam è orientata obliquamente verso il basso sull’asteroide Ryugu e copre le aree ad est del percorso di discesa. Rispetto alla prima immagine, è chiaro che Mascot si è mosso in modo turbolento verso Ryugu, come previsto, facendo curve e ribaltandosi. Le immagini mostrano un enorme masso, che occupa il bordo orientale (destro) ed è lungo diverse decine di metri. In basso a sinistra c’è l’ombra di Mascot che il Sole, dietro al lander, sta proiettando sulla superficie dell’asteroide: Mascot è lungo 30 centimetri. Ryugu è un corpo senza atmosfera, quindi i contorni di Mascot nelle ombre proiettate sulla superficie dell’asteroide sono netti. Crediti: Jaumann et al., Science (2019)Questa immagine, acquisita dal sistema di telecamere Mascam, è stata scattata poco dopo il primo contatto con il suolo, a pochi metri sopra la superficie di Ryugu. Proprio come nelle immagini da altitudini più elevate, non si nota alcun materiale fine, noto come regolite, nemmeno nelle immediate vicinanze della superficie. Le regoliti si formano sui corpi in assenza di atmosfera, a causa della loro esposizione permanente a particelle ad alta energia presenti nello spazio o dai micrometeoriti. Invece, l’area è estremamente robusta e piena di blocchi taglienti. Crediti: Jaumann et al., Science (2019)