«Così io e la Pimpa abbiamo trovato il meteorite»

Davide Gaddi e la sua cagnolina Pimpa, i protagonisti del ritrovamento

Fino a ieri era famoso per i suoi viaggi di beneficenza in bicicletta, come quello in solitaria da Trieste a Capo Nord. Lunghe pedalate con le quali ha raccolto fondi a favore di numerose iniziative di solidarietà, fra le quali un contributo di 15mila euro a un asilo-orfanotrofio in Nepal. Ma da oggi Davide Gaddi, 48enne di Mirandola, è l’uomo che sabato 4 gennaio, verso l’imbrunire, ha trovato i frammenti di meteorite caduti a Capodanno – appena quattro giorni prima, dunque – in provincia di Modena. I primi frammenti che mai siano stati rinvenuti in Italia grazie alle coordinate precise fornite da un metodo sistematico, quello messo a punto dalla rete Prisma.

Com’è andata, ci racconti. Era in bicicletta anche questa volta?

«No, no, mi alleno molto in bicicletta, ma faccio anche lunghi giri a piedi. Avevo sentito questa notizia del meteorite caduto vicino a Cavezzo, allora sabato ho deciso di fare un giro con la mia cagnolina, la Pimpa, sull’argine del Secchia. Senza saperlo, perché l’ho letto poi dopo, stavo camminando proprio nella direzione giusta, tra Disvetro e Rovereto sul Secchia».

Dove, esattamente?

«Praticamente tra Ponte Pioppa e Ponte Motta. Stavo camminando a piedi, appunto, quando ho visto il cane che puntava per terra. Lo fa sempre, ma insisteva proprio in quella zona lì e non capivo il perché. Allora ho dato un’occhiata, e ho trovato questo piccolo frammento di sasso nero che mi è subito sembrato strano».

Il primo frammento

Perché?

«Luccicava, era avvolto da questa patina scura, nera. Era grande come un’unghia. Di sassi nero non ce ne sono tanti, qui da noi. Quindi l’ho preso e l’ho messo in un sacchettino di plastica, di quelli che si usano per raccogliere le feci dei cani. Poi ho chiamato l’Antonella, una mia amica che scrive su sulpanaro.net, le ho raccontato tutto, e lei mi ha girato il link di questo progetto, Prisma, dove c’era un indirizzo email al quale ho mandato le foto».

In quanto tempo le hanno risposto?

«Subito. Sono stati gentilissimi. Solo che nel frattempo mi si era scaricato il telefono, dunque non me ne sono accorto. Pensavo che neanche mi rispondessero, non sapevo che fosse davvero il meteorite. Così ho proseguito il mio giro. E mentre stavo per risalire in auto, proprio lì nella stessa zona, ho visto un secondo pezzo, in mezzo all’erba».

Un altro sasso nero?

Il secondo frammento

«Sì, ma questa volta un po’ più grosso, più o meno come una noce. Allora mi sono detto: qui c’è qualcosa che non torna, magari ho trovato davvero qualche cosa di serio. Sono corso in macchina, ho riattaccato il telefono e ho visto una mail di Daniele Gardiol, dell’Istituto nazionale di astrofisica, che mi chiedeva di richiamarlo per combinare un appuntamento con un certo Serra».

Romano Serra, l’esperto di meteoriti?

«Sì, mi ha detto che era in zona, all’Osservatorio astronomico Geminiano Montanari, che stava andando verso il cimitero di Disvetro perché era un’area che poteva essere stata colpita dal meteorite, e se potevo raggiungerlo lì. Mi sono affrettato, e arrivato al cimitero c’erano un sacco di altre persone, c’era anche la Gazzetta di Modena».

E gli ha mostrato i due frammenti?

«Sì, ho aperto il sacchettino, e subito ho visto il visto di Serra illuminarsi. “Lei ha trovato un meteorite”, mi ha detto. Sono rimasto di stucco».


Guarda su MediaInaf Tv l’intervista a Romano Serra: