Precipitato sull’Oceano Atlantico il razzo cinese

In primo piano al centro, il ramo nord-sud della Croce del Nord. Crediti: Inaf-Ira

Alle 17:33 ora italiana di oggi, lunedì 11 maggio, è precipitato nell’Oceano Atlantico l’oggetto più massiccio degli ultimi decenni rientrato nell’atmosfera terrestre in modo incontrollato. Si tratta dello stadio centrale del razzo 5B Long March della Cina, lanciato con successo il 5 maggio scorso insieme al prototipo cinese di una capsula per equipaggio di nuova generazione.

Da sabato scorso, lo stadio del razzo è stato sotto osservazione da vari radar terrestri, mentre percorreva fuori controllo un’orbita ellittica attorno alla Terra compresa tra 150 e 270 chilometri di quota. Inizialmente il rientro dell’oggetto era previsto tra domenica 10 e lunedì 11 maggio, ma poiché le interazioni con l’atmosfera terrestre, così come l’attività solare, possono modificare l’orario di rientro di un oggetto spaziale, l’orbita dell’oggetto deve essere continuamente aggiornata grazie a nuove osservazioni.

 

L’Italia, che dal 2015 è uno degli stati membri del progetto europeo di sorveglianza spaziale e tracciamento EuSst, ha fatto una grande parte in questo monitoraggio. In Europa, infatti, il razzo cinese è stato visibile solo ai radar italiani, francesi e spagnoli, a causa dell’inclinazione della sua orbita.

Da sabato 9 maggio, l’oggetto è stato monitorato dal radiotelescopio Croce del Nord, a Medicina (BO), di proprietà dell’Università di Bologna e gestito dall’Istituto di radioastronomia dell’Inaf di Bologna, operante in tandem con il trasmettitore Trf (trasmettitore radio frequenza) al Poligono interforze di Salto di Quirra, in provincia di Nuoro, in una configurazione bistatica denominata Birales, in stretta collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, l’Aeronautica militare, il Politecnico di Milano, l’Isti-Cnr di Pisa, l’azienda aerospaziale Vitrociset e l’Università di Malta.

Dati del tracking con il sistema Birales raccolti a Medicina dalla Croce del Nord. Crediti: Inaf-Ira

L’ultimo passaggio sull’Italia si è verificato oggi alle 11:32 (ora locale), con un anticipo di 31 secondi rispetto a quanto atteso ed è stato prontamente registrato dalla Croce del Nord. Ma la soddisfazione è doppia per questo radiotelescopio: il successo delle osservazioni non era infatti per niente scontato, in quanto il 5B Long March era fuori dal campo di vista “meccanico” del radiotelescopio che, per costruzione, non può scendere sotto i 45 gradi di elevazione – e l’oggetto era ben 20 gradi più basso. Non potendo quindi ruotare le antenne per puntare l’oggetto in questione, si è passati al puntamento elettronico: sono cioè stati introdotti dei fattori correttivi elettromagnetici sulla ricezione del segnale radio che, in pratica, hanno forzato l’antenna a “guardare” nella direzione voluta, come se effettivamente fosse stata ruotata.

Non tutto però viene dato gratuitamente, e lo scotto pagato è stato il brusco calo delle prestazioni, in particolare della sensibilità nella ricezione del segnale. Fortunatamente, l’oggetto era talmente grande e vicino a terra che gli echi riflessi ricevuti sono stati sufficientemente forti da essere rilevati. Non solo: l’orario effettivo del rientro è risultato in ottimo accordo con la previsione basata sui dati del sensore italiano Birales, con un errore di soli sette minuti. «Grande soddisfazione per questo risultato quasi insperato», commenta Germano Bianchi, responsabile all’Inaf-Ira del progetto Space Surveillance and Tracking (Sst), «frutto dell’impegno di un gruppo di persone competenti e spinte da una grande volontà ed entusiasmo, svolto in un momento complicato per le restrizioni imposte dal Covid-19».

Un grande lavoro di squadra, quindi, che all’interno del programma europeo Sst si inquadra proprio nei settori in cui l’Italia è responsabile, tramite il suo Centro operativo nazionale gestito dall’Aeronautica militare nell’ambito della collaborazione tra ministero della Difesa, Agenzia spaziale italiana e Istituto nazionale di astrofisica: le osservazioni di frammenti causati da esplosione di satelliti e rientri di oggetti di grosse dimensioni in atmosfera (fragmentation e re-entry).

La Croce del Nord non ha fatto a tempo a godersi il meritato riposo: poco dopo il rientro del 5B Long March, l’antenna era già pronta per compiere nuove osservazioni. Un vecchio serbatoio spaziale russo si è frammentato alle prime ore di domenica 10 maggio, e il radiotelescopio è andato prontamente a caccia della nube di frammenti creati.