L’intrigante atmosfera di Titano

Immagine ottica di Titano ripresa da Cassini. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Space Science Institute

Titano, la luna più grande di Saturno, sta suscitando molto interesse per via della sua atmosfera unica contenente molecole organiche, che costituiscono di fatto un ambiente prebiotico. In particolare, un ricercatore dell’Università di Tokyo, Takahiro Iino, ha utilizzato l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma) per rilevare i processi chimici che avvengono nell’atmosfera di Titano, trovando segnali deboli ma ben definiti di acetonitrile (CH3CN) e del suo raro isotopomero CH3C15N.

La luna di Saturno è uno degli oggetti più osservati da Alma. I dati ottenuti dall’osservatorio devono essere calibrati per rimuovere le fluttuazioni dovute a variazioni temporali del sito, così come eventuali problemi di natura meccanica. Come riferimento per la calibrazione, gli astronomi puntano il radiotelescopio su sorgenti molto luminose, come appunto Titano, ogni qualvolta devono compiere osservazioni scientifiche. Pertanto, nell’archivio scientifico di Alma è presente una grande quantità di dati relativi a Titano. Iino e il suo team hanno scavato nell’archivio e analizzato nuovamente i dati relativi a Titano, trovando le impronte digitali di CH3C15N, in quantità molto ridotte.

«Abbiamo scoperto che l’abbondanza di 14N nell’acetonitrile è maggiore rispetto a quella nelle altre specie che contengono azoto, come HCN e CH3CN», afferma Iino. «Tale abbondanza corrisponde piuttosto bene a quella trovata con recenti simulazioni di processi chimici nei quali sono coinvolti raggi cosmici ad alta energia».

Gli attori più importanti nei processi chimici che avvengono nell’atmosfera sono due: la luce ultravioletta (Uv) proveniente dal Sole e i raggi cosmici provenienti dall’esterno del Sistema solare. Nella parte superiore dell’atmosfera, la luce Uv distrugge in modo selettivo le molecole di azoto contenenti 15N, poiché la luce Uv con la lunghezza d’onda specifica che interagisce con le molecole di 14N viene assorbita facilmente a quell’altitudine. Pertanto, le specie portatrici di azoto prodotte a quell’altitudine tendono ad esibire un’elevata abbondanza di 15N. D’altra parte, i raggi cosmici penetrano più in profondità e interagiscono con le molecole di azoto contenenti 14N. Di conseguenza, è evidente una differenza nell’abbondanza di molecole con 14N e 15N. Il team ha scoperto che nell’acetonitrile presente nella stratosfera è più abbondante l’isotopo 14N rispetto ad altre molecole contenenti azoto precedentemente misurate.

Spettri presi da Alma dell’atmosfera di Titano CH3CN e CH3C15N. Le linee verticali tratteggiate indicano la frequenza delle linee di emissione delle due molecole, previste da un modello teorico. Crediti: Iino et al. (The University of Tokyo)

«Partiamo dal presupposto che i raggi cosmici di origine galattica svolgano un ruolo importante nelle atmosfere di altri sistemi solari», dice Hideo Sagawa, professore associato all’Università Sangyo di Kyoto e membro del gruppo di ricerca. «Il processo potrebbe essere universale, quindi comprendere il ruolo dei raggi cosmici nell’atmosfera di Titano è cruciale per la planetologia, in generale».

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Facebook introduce delle nuove regole sull’uso delle meme

Il social network Facebook ha recentemente introdotto delle nuove regole che riguardano i meme sulla piattaforma. Le nuove regole riguardano solamente determinati utenti.

Con determinati utenti intendiamo tutti i candidati politici, che d’ora in poi saranno obbligati a rendere trasparenti le proprie collaborazioni pubblicitarie con le pagine di meme ed influencer. Scopriamo insieme nel dettaglio la questione.

Facebook: nuove policy sull’utilizzo dei meme

Ormai è ufficiale, i meme commissionati dai canditati e diffusi tramite sponsorizzazioni sono considerati propaganda politica. Di conseguenza, come tale, vanno dichiarati e presentati agli utenti. Il colosso di Menlo Park ha appena aggiornato le proprie linee guida con lo scopo di rendere obbligatorio per tutti i canditati politici dichiarare pubblicamente qualsiasi collaborazione con influencer o pagine che pubblicano meme o contenuti simili a proprio nome.

Sia sulla piattaforma Instagram che su Facebook, i candidati dovranno inoltre aggiungere ad ogni post del genere pubblicato, una chiara etichetta che recita: “Paid Partnership with“, “in collaborazione pubblicitaria con“. La decisione è arrivata in seguito ad un candidato democratico alle presidenziali americane, Michael Bloomberg, che ha iniziato una collaborazione con un gruppo chiamato Meme 2020, al quale commissionava dei meme da diffondere sui social per sperare di aggiudicarsi qualche voto in più, soprattutto dei giovani.

Secondo i dati, Bloomberg avrebbe speso più di 1 milione di dollari al giorno solamente per le proprie campagna pubblicitarie su Facebook. Quindi il colosso ha deciso di rendere più trasparenti i meccanismi propagandistici che attualmente si nascondono dietro alla viralità di alcune meme. Voi cosa ne pensate?.

Eravamo Io, Venere e Tritone

Fra le proposte arrivate per nuove missioni d’esplorazione del Sistema solare nell’ambito del programma Discovery della Nasa, che prevede missioni economiche e dallo sviluppo rapido, l’agenzia spaziale statunitense ne ha selezionate quattro per lo studio di fattibilità. Ciascuno dei progetti riceverà 3 milioni di dollari per sviluppare in nove mesi uno studio di fattibilità da sottoporre a un’ulteriore fase di selezione, dalla quale usciranno al massimo due candidati.

Le missioni attualmente attive del programma Discovery sono Lunar Reconnaissance Orbiter, attorno alla Luna, e InSight, su Marte. Verso gli asteroidi verranno lanciate le sonde Lucy, nel 2021, e Psyche, nel 2023; lo spettrometro Megane volerà nel 2024 sulla sonda giapponese Mars Moons eXploration verso le lune di Marte.

Le destinazioni delle nuove proposte sono invece Venere, la luna di Giove Io, e la luna di Nettuno Tritone. Vediamo in dettaglio cosa riguardano i progetti.

Davinci+ (Deep Atmosphere Venus Investigation of Noble gases, Chemistry, and Imaging Plus)

L’ultima missione in situ portata dagli Stati Uniti su Venere fu nel 1978. Ora Davinci+ vorrebbe tuffarsi nell’atmosfera inospitale di Venere per misurarne con precisione la composizione fino alla superficie. L’analisi dettagliata dell’atmosfera del gemello bollente della Terra dovrebbe permettere capire come si è formata ed evoluta e determinare se Venere abbia mai avuto un oceano.

Gli strumenti sarebbero incapsulati all’interno di una sfera di discesa appositamente costruita per proteggerli dall’ambiente ostile del pianeta. Il “+” dopo Davinci si riferisce al componente di imaging della missione, che include telecamere sulla sfera di discesa e un orbiter pensato per mappare il tipo di roccia presente sulla superficie.

Veritas (Venus Emissivity, Radio Science, InSar, Topography, and Spectroscopy)

Veritas è pensato per mappare la superficie di Venere per determinare la storia geologica del pianeta e capire perché si sia sviluppato a in modo diverso dalla Terra. Orbitando Venere con un radar ad apertura sintetica, Veritas traccerebbe le elevazioni della superficie su quasi tutto il pianeta per creare ricostruzioni tridimensionali della topografia e verificare se i processi geologici, come la tettonica delle placche e il vulcanismo, siano ancora attivi su Venere. Inoltre, la sonda vorrebbe anche rilevare le emissioni infrarosse dalla superficie per mappare la geologia di Venere, che è in gran parte sconosciuta.

Ivo (Io Volcano Observer)

La missione Ivo vorrebbe indagare la luna di Giove Io per comprendere come le forze mareali modellino i corpi planetari. Io è riscaldato dalla costante attrazione gravitazionale di Giove ed è il corpo vulcanicamente più attivo nel Sistema solare. Poco si sa delle caratteristiche specifiche di Io, come ad esempio se un oceano magma esista o meno al suo interno. Utilizzando sorvoli ravvicinati, Ivo valuterebbe come il magma viene generato ed eruttato su Io.

Una ricostruzione di Tritone. Crediti: PlanetUser, texture map courtesy of Nasa

Trident

Trident vorrebbe esplorare Tritone, una luna ghiacciata unica e altamente attiva di Nettuno, per indagare la possibilità di esistenza mondi abitabili a distanze molto grandi dal Sole. La curiosità per questa luna nacque con la missione Voyager 2, che evidenziò un’attività di rigenerazione della superficie tale da rendere Tritone il secondo corpo con la superficie più giovane di tutto il Sistema solare.

La probabile presenza di pennacchi di vapore e di un’atmosfera, accoppiata a una ionosfera in grado di creare neve organica, oltre alla potenzialità della presenza di un oceano interno, fanno di Tritone un obbiettivo particolarmente interessante, anche se lontano. La sonda effettuerebbe, infatti, un singolo fly-by per mapparne la superficie, individuandone i processi attivi e determinando se l’oceano nel sottosuolo esista o meno.

Ecco Nikon D6, la nuova reflex ammiraglia di casa Nikon

Nikon è da sempre una delle aziende di riferimento in campo fotografico, dal momento che da sempre nella sua storia ha messo in vendita prodotti di qualità eccelsa e prestazioni senza compromessi.

La nuova fotocamera reflex appena presentata ribadisce il concetto, unendo al suo interno tutto ciò che un’appassionato può desiderare.

Ecco le specifiche

La nuova reflex di casa Nikon si presenta con un sensore CMOS Full-frame da 20,8Mpx abbinato all’ultimo processore rilasciato dall’azienda, l’Expeed 6.

La gamma nativa ISO va da 100-102.400 (estendibile fino a 50-3.280.000).

La vera ciliegina è il sistema di messa a fuoco, che rappresenta il più avanzato mai creato da Nikon, con 105 punti di AF a croce con sensibilità -4,5 EV, selezionabili o tramite comandi manuali o affidandosi a una delle 17 combinazioni possibili.

Questa caratteristica permette di mettere a fuoco soggetti in condizioni di luce critica o quasi assente o soggetti in rapido movimento.

Non manca il mirino ottico che implica uno zoom 0,72x a cui si abbina una connettività WiFI, Bluetooth, GPS e connessione cablata 1000BASE-T.

A livello di registrazione video, la Nikon D6 può registrare filmati in 4K Ultra HD a 30,25, e 24 Fps, FullHD a 60p, 50p, 30p, 25p e 24p e HD a 60 e 50 Fps.

Il peso si attesta intorno ai 1405 grammi, poco meno del modello precedente.

La nuova reflex di Nikon sarà disponibile da Aprile, con un prezzo di listino (al momento solo americano) di 6499,95$ USD, circa 6000€.

Di certo si tratta di un modello dedicato alla fascia più alta del mercato, ma che ribadisce ancora una volta la qualità di Nikon nel suo campo.

LunarCity, tra le missioni Apollo e il Gateway

La locandina del film

Ci sono tre piani temporali su cui si può trattare l’argomento dell’esplorazione lunare: il passato, raccontando la corsa allo spazio e le missioni Apollo, il presente, raccontando l’epopea Moon-To-Mars che vorrebbe riportare l’uomo sulla Luna nel 2024, e il futuro, in cui l’uomo sulla Luna non ci fa solo le passeggiate e qualche esperimento, ma ha una base in cui poter vivere e sperimentare – un po’ come oggi si fa sulla Stazione spaziale internazionale – e magari anche un porto per le missioni interplanetarie.

In LunarCity – in programma da lunedì 17 a mercoledì 19 febbraio in 85 sale cinematografiche italiane – i tre piani sono sovrapposti, sottolineandone la continuità. La storia dell’esplorazione lunare è sicuramente divisa in più fasi, ma l’ondata di interesse attuale non ci sarebbe mai stata se in quel lontano luglio del 1969 un uomo non avesse fatto quel piccolo grande passo sul suolo lunare.

Sì, perché quel piccolo passo per l’uomo, quel grande passo per l’umanità ha segnato una svolta nel nostro modo di vederci confinati all’interno di un singolo pianeta, ha cambiato il modo in cui vediamo la nostra posizione nell’universo. Con quel passo abbiamo capito che i limiti sono destinati ad allargarsi sempre più con il tempo, con la tecnologia, con lo sforzo di milioni di persone che lavorano costantemente per questo obiettivo comune.

E proprio su questo obiettivo si concentra LunarCity, sul ripercorrere i passi che abbiamo fatto e che dovremo fare per costruire il nostro futuro sulla Luna. I passi questa volta non potranno essere di pochi uomini e non potranno essere percorsi con una sola bandiera in braccio. Il futuro della Luna, e dello spazio in generale, non è più quello di una competizione in stile Guerra Fredda, ma ha bisogno della collaborazione di tutte le potenze spaziali, di uno sforzo comune per un obiettivo comune.

Attraverso una serie di interviste a figure chiave degli sviluppi attuali dell’esplorazione lunare, LunarCity racconta di una stazione spaziale cislunare, del gateway cui gli astronauti potranno attraccare con una normale capsula Orion dopo appena qualche giorno di viaggio, dei moduli abitativi che consentiranno di sopravvivere all’arido e privo di atmosfera ambiente lunare. Il documentario si concentra soprattutto sugli sviluppi che stanno avvenendo in casa Nasa e sui contributi forniti dalle aziende italiane, ma da ogni virgola traspare chiaramente che questo futuro non potrà avvenire senza lo sforzo congiunto di tutti. Perché, come dice la astronauta Tracy Dyson in una delle interviste, l’obiettivo è quello di “creare, con la collaborazione di tutti, delle fondamenta forti. Solo in questo modo continueremo a costruire il futuro nello spazio”.

Guarda il trailer:

Spediti nel cosmo

La storia della Royal Astronomical Society inizia il 12 gennaio 1820 quando 14 gentiluomini astronomi si sedettero a cena in una taverna di Londra e concepirono l’idea di formare una società astronomica. Adesso i membri sono 4mila e coprono tutti i campi dell’astronomia e delle scienze limitrofe.

Per festeggiare i sue secoli di vita della società, la Royal Mail presenta una serie di 8 francobolli astronomici i cui soggetti vogliono ricordare campi di studio dove gli astronomi britannici, membri a vario titolo della Royal Astronomical Society, si sono distinti in modo particolare. La serie, disponibile dall’11 febbraio, si intitola Visions of the Universe.

La prima coppia di francobolli è dedicata a William Herschel, che fu il primo presidente della Società, dal 1821 fino alla sua morte il 25 agosto 1822. Herschel scoprì la Nebulosa Occhio di Gatto, altrimenti nota come Ngc 6543. Nei decenni successivi, William Huggins la studiò spettroscopicamente e dimostrò che si tratta di una nube di gas. Anche Higgins presiedette la Società tra il 1876 ed il 1878.

Accanto al francobollo della Nebulosa c’è quello dei getti di Encelado, satellite di Saturno scoperto nel 1789 sempre da Herschel. I getti vennero scoperti nel 2005 dalla sonda Cassini Huygens, sforzo congiunto di Nasa, Esa ed Asi. Tuttavia anche i getti hanno una connessione con l’astronomia inglese perché vennero trovati a seguito degli strani dati che venivano ricevuti dal magnetometro costruito in Inghilterra a bordo della sonda Cassini. Sospettando che Encelado avesse una tenue atmosfera, fu deciso che Cassini avrebbe fatto un passaggio a bassa quota del satellite di Saturno: la manovra mostrò la presenza dei getti che rivelano la presenza di un oceano sotto lo spesso strato di ghiaccio.

La coppia di francobolli successiva è quella di pulsar e buchi neri. Anche qui il legame con l’astronomia inglese è evidente. I pulsar sono stati scoperti nel 1967 da Jocelyn Bell durante la sua tesi di dottorato con Anthony  Hewish all’Università di Cambridge. Peccato che solo Hewish ricevette il premio Nobel per la scoperta che non aveva fatto lui. Jocelyn è diventata una figura carismatica nella scienza inglese, fino a ricoprire la carica di presidente della Royal Astronomical Society tra il 2002 ed il 2004.

Per 65 sterline si può ordinare un kit con gli 8 francobolli in prima emissione e una moneta di argento fior di conio dedicata a Stephen Hawkings

Quando si parla di buchi neri, invece, non si può fare a meno di pensare a Stephen Hawking, uno scienziato straordinario, trasformato in una icona dalla sua terribile malattia. Qualcuno ha commentato che l’immagine della Regina è un po’ troppo vicina all’orizzonte degli eventi del buco nero, rappresentato nel francobollo.

Giove e le lenti gravitazionali formano una strana coppia dove il legame tra le aurore di Giove e l’Inghilterra passa dall’Università di Leicester, mentre gli studi sulla relatività generale hanno avuto un campione indiscusso in Sir Arthur Eddington che è riuscito ad ottenere la prima prova sperimentale della deviazione dei raggi luminosi da parte del Sole durante l’eclisse totale del maggio 1919 all’isola di Principe. L’immagine del primo doppietto di galassie (che in effetti erano la stessa galassia sdoppiata da una massa che si era frapposta nel loro cammino) è stata registrata nel 1979 da un team anglo americano che includeva Dennis Walsh e Bob Carswell.

Per la cometa 67P e la galassia Cygnus A il legame con la scienza inglese è nella tradizione astronomica del Regno Unito. Entrambe sono state studiate di gruppi internazionali che comprendono scienziati, strumenti e telescopi inglesi. Forse per Cygnus A si vuole stringere l’occhio alla grande tradizione radioastronomica del Regno Unito che ospita il quartier Generale dello Square Kilometre Array. Questa non è un’informazione ufficiale, ma il fatto che Phil Diamond, che è direttore generale di SKA, sia anche lo Executive Director della Royal Astronomical Society suggerisce un qualche tipo di legame.

Prezzo della benzina ridotto per il CoronaVirus: italiani entusiasti

prezzo della benzina

Da diverse settimane non si fa altro che parlare del CoronaVirus, la pericolosa epidemia nata in Cina. Attualmente non si conoscono molte informazioni a riguardo poiché scienziati e dottori stanno ancora studiando accuratamente tutti e i diversi casi nel mondo finora registrati. Comunque sia, oltre al clima di allarmismo che si sta vivendo, il CoronaVirus ha fatto sentire le sue conseguenze anche a livello economico.

Tra le tante, spicca il valore economico del Petrolio totalmente crollato. Eccovi descritta la situazione nel dettaglio nel paragrafo qui di seguito.

Benzina e prezzi in calo: ecco cosa sta succedendo

Come appena descritto, la situazione mondiale di queste due ultime settimane non è delle migliori per via dell’epidemia cinese. L’effetto negativo si fa sentire anche nell’economia e in particolare nei listini prezzi di carburante. Nella distribuzione IP, Tamoil e Italiana Petroli la benzina e il diesel è sceso di 0,01 centesimi di Euro, mentre il GPL è sceso di 0,02 centesimi di Euro. L’Osservatorio prezzi carburanti del ministero dello sviluppo economico registrando alcuni dati ha scoperto che i ribassi hanno colpito i carburanti sia nella modalità self che in quella servita. Si passa da 1,463 euro/litro di diesel nel self-service a 1,607 Euro/litro nel servito. Per quanto riguarda la benzina, invece, si passa da 1,571 Euro/litro nel self-service ad 1,713 Euro/litro nel servito.

Per il momento il CoronaVirus continua ad esistere e non si possono conoscere ancora gli effetti futuri, positivi o negativi che siano. Non resta che attendere informazioni ufficiali per scoprire quali decisioni prenderanno i Paesi produttori di Petrolio.

Mostruosa galassia nell’universo primordiale

Rappresentazione artistica di una galassia imponente e polverosa, simile a come doveva apparire Xmm-2599 alla luce visibile quando ancora stava formando le sue stelle. Crediti: Nrao/Aui/Nsf, B. Saxton

Un team internazionale di scienziati ha trovato un’insolita ed enorme galassia che esisteva già circa 12 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva solo 1.8 miliardi di anni – o, in altre parole, solo il 13 per cento della sua età attuale, pari a 13.8 miliardi di anni. Dalla sommità del vulcano Mauna Kea, alle isole Hawaii, grazie alle numerose osservazioni effettuate con l’Osservatorio W. M. Keck, il team ha scoperto che la galassia in questione, chiamata Xmm-2599, era veramente molto massiccia, e deve aver formato stelle a una velocità elevatissima. Poi, improvvisamente, per ragioni ancora sconosciute, ha smesso di farlo.

«L’universo non aveva ancora due miliardi di anni, e già la massa di Xmm-2599 superava quella di 300 miliardi di soli», dice Benjamin Forrest, ricercatore alla University of California Riverside (Ucr) e primo autore dello studio. «Con il nostro lavoro siamo riusciti a dimostrare che Xmm-2599 ha formato la maggior parte delle sue stelle molto velocemente, quando l’universo aveva meno di un miliardo di anni, per poi diventare inattiva quando ne aveva solo 1.8 miliardi».

Per arrivare a queste conclusioni, il team ha utilizzato le osservazioni spettroscopiche del potente Mosfire (Multi-Object Spectrograph for Infrared Exploration), che ha permesso di compiere misure dettagliate di Xmm-2599 e quantificarne con precisione la distanza. «Sono state necessarie molte osservazioni, alcune delle quali lunghe nove ore ciascuna, per determinare la distanza e la massa di Xmm-2599», ricorda il coautore Percy Gomez, astronomo all’Osservatorio del Keck.

«In quell’epoca, pochissime galassie avevano smesso di formare stelle e nessuna è così massiccia come Xmm-2599», osserva Gillian Wilson, anch’egli di Ucr. «L’esistenza di galassie ultramassive come Xmm-2599 rappresenta una vera sfida per i modelli numerici. Anche se galassie così enormi sono, per quell’epoca, incredibilmente rare, risultano comunque previste dai modelli. Tuttavia, dovrebbero essere galassie ancora in grado di formare stelle. Ciò che rende Xmm-2599 così interessante, insolita e sorprendente è che non sta più formando stelle, forse perché ha smesso di essere alimentata, o il suo buco nero ha iniziato ad accendersi. I nostri risultati richiedono cambiamenti nel modo in cui i modelli disattivano la formazione stellare nelle prime galassie».

Questo set di immagini mostra la possibile evoluzione di Xmm-2599, da una galassia massiccia, polverosa, nella quale è molto attiva la formazione stellare (a sinistra), a una galassia rossa inattiva (al centro), per poi entrare a far parte, forse, di un grappolo luminoso di galassie (a destra). Crediti: Nrao/Aui/Nsf, B. Saxton; Nasa/Esa/R. Foley; Nasa/Esa/Stsci, M. Postman/Clash

«Abbiamo catturato Xmm-2599 nella sua fase inattiva», spiega Wilson. «Non sappiamo in cosa si sia trasformata oggi. Sappiamo che non può perdere massa. Una domanda interessante è cosa sia successo intorno a essa. Col passare del tempo, potrebbe essere stata in grado di attrarre gravitazionalmente le galassie vicine e formare una luminosa metropoli di galassie?». Il coautore Michael Cooper, della Uc Irvine, ritiene che questa potrebbe essere una prospettiva molto probabile: «Forse durante i successivi 11.7 miliardi di anni di storia cosmica, Xmm-2599 diventerà il membro centrale di uno dei più brillanti e massicci ammassi di galassie nell’universo locale. In alternativa, potrebbe continuare ad esistere per i fatti suoi. Oppure potremmo avere uno scenario che sarà una via di mezzo tra questi due scenari estremi».

I risultati dello studio sono appena stati pubblicati su The Astrophysical Journal, in un articolo di cui sono co-autori anche Francesco La Barbera dell’Inaf di Napoli, Mario Nonino dell’Inaf di Trieste e Paolo Saracco dell’Inaf di Brera. «La formazione ed evoluzione delle galassie è un argomento di studio fondamentale nell’astrofisica», spiegano i tre astrofisici a Media Inaf, «sia dal punto di vista osservativo che da quello teorico, con i diversi modelli proposti (collasso monolitico vs modello gerarchico). La scoperta di Xmm-2599 rappresenta una sfida eccitante, date le straordinarie proprietà di questa galassia dedotte dalle osservazioni, quali la massa stellare (300 miliardi di masse solari, circa cinque volte la massa stellare della nostra galassia), la quasi totale assenza di formazione stellare e, soprattutto, la sua esistenza in un’epoca alla quale l’universo aveva solo una frazione dell’età attuale».

«Le osservazioni suggeriscono che l’intervallo di tempo di formazione di Xmm-2599, inteso come il tempo trascorso fra la formazione delle prime stelle dal gas preesistente, al momento in cui la formazione stellare è cessata quasi del tutto, sia ancor più breve (inferiore a 1 miliardo di anni)», continuano La Barbera, Nonino e Saaracco. «Ciò implica un tasso di formazione stellare davvero elevato, con picchi corrispondenti a più di mille soli per anno (per confronto, la nostra galassia ha un tasso stimato di 1.5-1.7 soli per anno). Resta quindi da capire quale sia il processo – o i processi – fisico che ha interrotto in maniera repentina la formazione stellare in un oggetto cosi massivo come Xmm-2599. Ciò è senz’altro di grande interesse per tutti coloro che studiano modelli di formazione delle galassie, in particolare quelle di più grande massa, simili a Xmm-2599. I modelli attuali riescono a riprodurre in parte questi oggetti, ma ci sono indicazioni che la densità di oggetti così peculiari sia maggiore di quella prevista».

«Dal punto di vista osservativo», concludono i tre, «si tratta di trovare quali potrebbero essere i progenitori di galassie come Xmm-2599: i candidati più verosimili sono le galassie con alto tasso di formazione stellare con una notevole quantità di polveri, alla cui caratterizzazione e scoperta sta contribuendo in maniera determinante Alma. Un contributo importante è inoltre atteso da Euclid, in cui Inaf è fortemente coinvolto, dato che per scoprire e studiare oggetti molto rari come Xmm-2599 è fondamentale osservare nelle bande infrarosse su ampie zone di cielo.  Gli eccellenti dati di Euclid dovrebbero fornire un campione significativo di oggetti simili a Xmm-2599, contribuendo a chiarire in maniera determinante i processi che hanno portato alla formazione di simili “mostri” quando l’universo era ancora estremamente giovane».

Per saperne di più:

Tre per Te: 3 offerte per combattere subito le promozioni Iliad

L’operatore 3 Italia ha recentemente deciso di prorogare fino al prossimo 24 febbraio 2020, salvo altre proroghe, le proprie offerte ed opzioni aggiuntive dedicate ad alcuni clienti selezionati.

Le offerte in questione sono denominate Tre per Te e arrivano a proporre fino a 100 GB di traffico internet ad un prezzo davvero conveniente. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

3 Italia proroga le offerte denominate Tre per Te

Iniziamo subito con le opzioni dati di 3 Italia, che continuano anche nel mese di febbraio. Più precisamente parliamo della 8 Giga per Te a 2.99 euro al mese, 10 Giga per Te a 3.99 euro al mese, 12 Giga per Te a 4.99 euro al mese e 15 Giga per Te a 5.99 euro al mese. Le opzioni in questione non prevedono alcun costo di attivazione ed il bonus viene consumato al termine dell’eventuale bundle già attivo sulla propria linea. L’addebito sarà effettuato direttamente sul credito residuo della SIM Card o sul metodo di pagamento utilizzato dall’opzione principale.

In caso di addebito su carta di credito o conto corrente, il giorno dell’attivazione corrisponderà alla data fissa di rinnovo delle soglie, mentre l’addebito avverrà alla data di addebito dell’opzione principale. Nel caso in cui si scelga l’addebito su credito residuo, il giorno del primo addebito su base mensile corrisponderà alla data fissa di rinnovo.

Sono state prorogate fino al 24 febbraio 2020 anche alcune offerte di 3 Italia dedicate ai già clienti con vincolo scaduto o in scadenza. Un’offerta interessante potrebbe essere la Power, All-In e Free che prevede minuti illimitati verso tutti i numeri mobili e fissi nazionali, 300 SMS verso tutti i numeri nazionali e 60 GB di traffico internet al prezzo di soli 11.99 euro al mese. Per scoprire tutte le altre offerte prorogate, non vi resta che visitare il sito ufficiale dell’operatore.

Lunar City è in arrivo nelle sale italiane

Dal 17.02.2020 al 19.02.2020

La locandina del film

Con grande attesa degli estimatori di film documentari di astronautica, esce per tre giorni consecutivi – da lunedì 17 a mercoledì 19 febbraio – in 85 sale cinematografiche italiane Lunar City, diretto da Alessandra Bonavina, in collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana e la Nasa e con il patrocinio dell’Ambasciata americana in Italia e del Centro studi americani.

«Il documentario», spiega la regista, «celebra il cinquantennio dello sbarco dell’uomo sulla Luna, avvenuto il 20 luglio 1969. Ma il film non si ferma al passato. L’opera punta al futuro, in cui la Luna è vista come trampolino per un balzo ancora più significativo di quello compiuto da Neil Armstrong cinquant’anni fa. Il nostro satellite diverrà infatti un avamposto verso Marte».

Come annunciato recentemente da Jim Bridenstine, amministratore capo della Nasa, l’agenzia spaziale statunitense sta lavorando da tempo non solo per riportare l’uomo sulla Luna entro il 2024, ma anche per farlo restare. Solo in questo modo potremo imparare a vivere lontano dalla Terra per periodi lunghi ed essere pronti per una successiva missione su Marte.

Nei prossimi anni, l’intento è di costruire una stazione spaziale in orbita cislunare, che permetterà agli astronauti di raggiungere il nostro satellite e da lì esplorare lo spazio interplanetario. Il docufilm raccoglie una ventina di interviste a figure chiave della Nasa impegnate nelle prossime missioni lunari, oltre a quelle degli italiani Giorgio Saccoccia, presidente dell’Asi, Vincenzo Giorgio dell’Altec e Franco Fenoglio e Walter Cugno di Thales Alenia Space. I protagonisti di questa nuova avventura spaziale spiegano come, in un futuro non così lontano, con una stazione spaziale in orbita cislunare gli astronauti potranno partire dal pianeta Terra con una normale capsula Orion, attraccare dopo qualche giorno al Gateway e poi far rotta verso lo spazio interplanetario a bordo del Transport.

Il film porta la firma di Alessandra Bonavina, già regista di Expedition, distribuito nel 2017. In quel suo precedente lavoro, la regista raccontava le varie fasi dell’addestramento che hanno portato alla realizzazione di Expedition 52, la missione di lunga durata sulla Stazione spaziale internazionale con l’astronauta Paolo Nespoli.

Guarda il trailer: